L’attività di R&D rappresenta un elemento fondamentale per ogni azienda che si proietti verso il futuro e voglia garantire elevati standard di qualità. Lo dice l’espressione stessa: ricerca e sviluppo. Da una parte c’è lo studio di nuove soluzioni, dall’altra lo sviluppo delle idee innovative al fine di renderle concrete, sostenibili e realmente efficaci. È questo lo spirito con cui opera la nostra area R&D e che ha portato l’azienda a pianificare diverse attività, tutte caratterizzate dalla volontà di partire dall’applicazione del componente per arrivare al processo e al materiale migliore per l’applicazione richiesta. 

La sinergia con le Università

In collaborazione con il professore Giovanni Meneghetti, docente ordinario del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Padova, abbiamo avviato un’attività di caratterizzazione statica e a fatica di ghisa lamellare e sferoidale, utilizzate nella realizzazione di componenti oleodinamici. L’oleodinamica è il core business di Fondmatic che porta in questo settore non solo un forte know how ma anche una costante attenzione all’innovazione tecnologica e la volontà di affrontare sempre nuove sfide per innalzare i livelli qualitativi.

Il progetto prevede due fasi di sviluppo. Ad una prima parte di caratterizzazione statica, comprendente analisi microstrutturale e test di resistenza a trazione, seguirà una seconda in cui i due tipi di materiale verranno testati dinamicamente con prove a fatica. I risultati delle prove sulla ghisa verranno correlati ai risultati di analisi FEM (Finite Element Modeling), condotte su un getto già in produzione presso FDM. Per avere un’ulteriore validazione dei dati raccolti, abbiamo coinvolto un nostro importante partner che testerà con prove di oleodinamica le prestazioni del getto individuato. Grazie a questa attività otterremo dati utili per noi e per i nostri clienti per garantire solidità e robustezza nei processi di progettazione di componenti abbinati alla scelta dei materiali.

È in fase di attivazione anche un’altra interessante collaborazione a livello universitario. L’obiettivo è quello di caratterizzare tecnologicamente i materiali utilizzati per anelli di tenuta realizzati da Fonderia Scaranello. Tramite prove di usura perno contro disco verrà valutato il comportamento tribologico delle varie leghe, al variare di composizione chimica e trattamento termico. La specializzazione tecnica dell’ateneo consentirà di modellare termodinamicamente il processo di solidificazione e di realizzare una ghisa con analisi chimica personalizzata. In questo modo diventa possibile dare una nuova risposta alle esigenze dei clienti, sia economizzando l’impiego di materie prime sia massimizzando la resistenza ad usura.

È ormai un dato di fatto che l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione rappresentino i presupposti necessari su cui poggia il vantaggio competitivo delle aziende. Tuttavia, a ben guardare, c’è un principio ancora più fondante che può guidare una realtà imprenditoriale sulla via dell’eccellenza, ed è l’orientamento verso il miglioramento continuo.

Per indicare questa ricerca della perfezione, fatta di azioni concrete e progressive, i giapponesi usano il termine Kaizen, fusione di kai (cambiamento) e zen (meglio). Ed è proprio questa parola a portarci al cuore del lean thinking o pensiero snello, filosofia gestionale nata in Giappone già negli anni 50, nell’ambito dell’industria automobilistica, successivamente esportata in tutto il mondo e progressivamente affinata contestualmente alle trasformazioni che l’industria ha via via attraversato.

Anche C2MAC group ha scelto di abbracciare questo percorso di autosviluppo con l’obiettivo di essere sul mercato in maniera sempre più efficiente.

Lean e fonderia: quali sono le potenzialità di questo connubio?

“Lean significa semplificazione dei processi, riduzione degli sprechi, ottimizzazione di tutti i passaggi e questo è fondamentale per ogni tipologia d’azienda – spiega il direttore delle risorse umane Davide Magnani. – Se poi guardiamo alla realtà specifica della fonderia, il valore aggiunto offerto dall’approccio lean è senz’altro notevole. Oggi le sfide sia sul fronte della qualità sia della sostenibilità richiedono un continuo sviluppo delle competenze tecniche, strategiche e organizzative, il che impone alle fonderie di abbandonare il modello tradizionale di aziende semplicemente ancorate all’esperienza e al know-how acquisito. Il Kaizen diventa in questo senso uno strumento fondamentale ”.

Come si caratterizza sul campo questa ricerca del miglioramento continuo?

Naturalmente a essere coinvolto nel lavoro di mappatura, analisi e proposta di miglioramento è innanzi tutto il processo fondamentale dell’azienda, quello che inizia con la richiesta del cliente e termina con la sua soddisfazione. In sintesi tutto il flusso delle operazioni dall’ordine alla spedizione, senza dimenticare però anche gli aspetti di ricerca e sviluppo, progettazione e industrializzazione di nuovi prodotti.

Si potrebbe definire il “pensiero snello” come un valore aggiunto nel rispondere alle esigenze dei clienti?

Certamente, soprattutto se si punta a un servizio completo. Fonderie di Montorso, oltre alle fusioni, è in grado di affiancare i propri clienti nella fase di ottimizzazione dei prodotti e dei processi e di offrire loro getti finiti, comprensivi di lavorazioni meccaniche. È quella che noi chiamiamo “full value chain”.

Lean e Industry 4.0: è possibile stabilire una connessione? 

 Direi di sì. La lean production interviene per migliorare i processi, la digitalizzazione mette a disposizione una grande mole di dati e di informazioni. I due aspetti si integrano e si rafforzano a vicenda.

Infine la domanda forse più importante. Quanto contano le risorse umane in questo modello di gestione?

Le aziende sono fatte di persone e il loro coinvolgimento nella diffusione di una cultura aziendale orientata al miglioramento continuo è imprescindibile. L’obiettivo primario è la crescita dell’organizzazione attraverso il coinvolgimento delle risorse a tutti i livelli e la loro responsabilizzazione. In questo modo si favorisce e valorizza il contributo di tutti, nella convinzione che ognuno è un esperto nell’attività che svolge giornalmente, deve essere ascoltato nei suggerimenti e formato in modo pratico per accrescerne le competenze. In una visione di questo tipo le persone sono allo stesso tempo mezzo e fine del cambiamento.

Ghisa: materiale affascinante, antico ma ancora attuale e tutt’oggi fondamentale per la vita moderna. Senza i getti in ghisa che escono dalle fonderie non potrebbero essere realizzati molti dei prodotti finiti che fanno parte della nostra quotidianità e che sono il frutto di attività industriali di vario tipo.  Un viaggio alla scoperta di questo metallo, pertanto, non può che offrire moltissimi spunti di riflessione, sia che ci si soffermi sulle sue proprietà, tipologie e applicazioni, sia che si prendano in considerazione le nuove sfide che il mercato costantemente propone in termini di performance e sostenibilità.

I punti di forza della ghisa

La ghisa è una lega ferro carbonio che può essere distinta in ghisa di prima fusione e in ghisa di seconda fusione. La ghisa di prima fusione o ghisa d’altoforno serve per la produzione dell’acciaio e come materia prima per le fonderie di ghisa; la ghisa di seconda fusione è quella che  produciamo nelle nostre fonderie e che, dopo correzione con altri elementi, serve a realizzare i getti.

Ghisa e acciaio sono dunque entrambi leghe metalliche ferro-carbonio, ma la differenza è nella percentuale di carbonio che è maggiore nella ghisa rispetto all’acciaio (superiore al 2,06%).

Da qui deriva un primo punto di forza della ghisa. A parità di caratteristiche meccaniche e nel caso di applicazioni adatte, grazie alla maggior percentuale di carbonio, la ghisa consente un alleggerimento di circa il 10% rispetto all’acciaio. Questa è naturalmente una caratteristica molto rilevante, se solo pensiamo alla relazione che c’è tra peso dei materiali ed efficienza energetica. Nel settore dell’automotive, ad esempio, dove la ricerca delle prestazioni e consumi è fondamentale, la maggior leggerezza della ghisa è un indiscusso valore aggiunto.

Altri punti di forza della ghisa sono l’economicità e l’ottima colabilità.  Quest’ultima deriva dalla sua composizione chimica e la rende particolarmente adatta a coprire forme geometricamente complesse. La possibilità propria della ghisa di dar vita a forme infinite, è valorizzata in Fonderie di Montorso dalla capacità di assemblare anime molto complesse e da un servizio di co-progettazione che consente di affiancare i clienti nell’ottimizzazione dei progetti per i processi di fonderia.

Ma la ghisa è anche un prodotto sostenibile. Il processo fusorio, infatti, permette di riutilizzare prodotti metallici arrivati a fine vita riportandoli alla condizione iniziale. Ciò permette di inserire a tutti gli effetti la ghisa di seconda fusione nella categoria dei materiali riciclati e di considerare la fonderia come un perfetto esempio di economia circolare.

Le tipologie di ghisa

Le diverse tipologie di ghisa dipendono dalla sua composizione chimica.

La ghisa grigia è caratterizzata da grafite in forma lamellare. La ghisa sferoidale, invece, deriva il suo nome dalla forma della grafite che in questo caso si presenta non in forma di lamelle ma di sferoidi. Tra le tipologie di ghisa sferoidale, in particolare, interessante è la ghisa EN-GJS-400-18-LT che per la selezione dei materiali, il processo fusorio e la pulizia del metallo è ideale per l’impiego nei settori dell’automotive e dell’oleodinamica.

Grazie alla recente acquisizione della Fonderia Scaranello e all’introduzione della tecnologia di formatura in guscio (shell moulding), Fonderie di Montorso tratta oggi anche ghise alto legate, ghisa Ni-Hard, ghisa Cr-Hard e ghisa vermicolare. Si tratta di materiali che vengono utilizzati nella produzione di anelli di tenuta, sia per il settore automotive sia movimento terra.

Ghisa: tra storia e innovazione

Tradizione e innovazione sono un binomio fondamentale quando si parla di ghisa.

I primi tentativi di riscaldare materiali ferrosi con carboni a legna in forge rudimentali risalgono a ben 3000 anni fa, anche se lo sviluppo della ghisa è legato soprattutto al progressivo affinamento nella capacità di costruire forni a partire dal Medioevo. Per la produzione della ghisa era fondamentale infatti la possibilità di raggiungere determinate temperature….

oltre all’evoluzione dei forni, molto importante fu nel XVII sec. la trasformazione del carbon fossile in carbon coke che presenta una maggior capacità termica.

Anche se la ghisa affonda le sue radici in un passato lontano, pochi materiali hanno saputo evolversi altrettanto nel corso del tempo. Il costante miglioramento delle caratteristiche microstrutturali e delle tecnologie produttive fanno sì che essa continui a offrire possibilità di sviluppo. L’aggiornamento dei processi di fonderia, gli impianti fusori sempre più automatizzati, in grado di restituire dati in tempo reale  che una volta formalizzati si traducono in specifiche di processo, significano prodotti con prestazioni in esercizio sempre più elevate.

Via Valchiampo, 62
36050 - Montorso (VI)

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